A thick blanket of snow enveloped Copenhagen
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Pare che Einstein abbia affermato che occorre il 95% del tempo per definire il problema e il 5% per trovare le soluzioni. Considerando la fonte autorevole e senza voler spaccare il capello in quattro, qualche perplessità di applicazione generale però forse vale la pena affrontare nella perfetta consapevolezza che la definizione esatta del problema (in tutti gli ambiti) è un'attività con un ROI elevatissimo (ma forse non sempre proporzionale al tempo e alle energie impiegate per la sua definizione).
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Cos'è il caso? trovo assolutamente convincente le argomentazioni dell'Aquinate che si possono così sintetizzare: E' casuale ogni evento che accade accidentalmente, vale a dire senza una causa diretta, senza una causa che sia finalizzata a produrlo, senza una causa che abbia una propensione a generarlo.
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L'esperienza dimostra che lanciando più volte una moneta, lo scarto tra "testa" e "croce" tende a ridursi, tanto che aumentando il numero di prove, l'equilibrio, la parità, la tendenza verso una armonia diventa sempre più evidente. Serie bizzarre tendono a normalizzarsi con il numero di lanci.
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Soprattutto all'interno del paradigma ad oggetti, la fase di design (molto discussa su cui è difficile trovare unanimità sul suo reale significato - può destare meraviglia ma è così), dicevo durante questa fase l'architetto è chiamato ad effettuare scelte e ad applicare regole che molto hanno a che fare con il metodo scientifico preconizzato da Galileo (e Bacone e da tanti altri e sui cui in un prossimo post proverò a dire qualcosa). Vediamo dunque le similitudini di metodo:
I numerosi ed interessantissimi commenti al post precedente hanno dato un segnale di vivacità e di energia all'argomento. Abbiamo compreso bene le due grandi linee di pensiero che sono emerse, infecondo ora attardarsi sui dettagli, a meno che naturalmente non ci siano elementi di novità.
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Tranne rare eccezioni, è difficile trovare serrate critiche al "pensiero" fuzzy (se qualcuno conosce un autore che ha scritto un saggio mirato all'anti-fuzzification è pregato di segnalarmelo). Infatti funziona, ci sono svariate applicazioni fuzzy-based, fuzzy-chip, decision making,...
Senza nascondermi dietro un dito ho comunque provato ad estrarre il succo dalla mela (un pò marcia) del fuzzy pensiero che - su questo saremo d'accordo tutti - non ha nessun carattere di novità.
Ah dimenticavo: il libro è permeato da un risentimento personale verso alcuni colleghi antifuzziani di Kosko che proveremo a inquadrare in un prossimo post.
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