09 December, 2006
Problem vs Solution
Pare che Einstein abbia affermato che occorre il 95% del tempo per definire il problema e il 5% per trovare le soluzioni. Considerando la fonte autorevole e senza voler spaccare il capello in quattro, qualche perplessità di applicazione generale però forse vale la pena affrontare nella perfetta consapevolezza che la definizione esatta del problema (in tutti gli ambiti) è un'attività con un ROI elevatissimo (ma forse non sempre proporzionale al tempo e alle energie impiegate per la sua definizione).
Innanzitutto in termini di costi. E' praticamente impensabile pensare di investire il 95% del tempo e del denaro per definire il problema. Vi sono delle attività ove queste proporzioni sono semplicemente inapplicabili.
Poi credo che vi siano delle soluzioni davvero difficili e che richiedono un proporzionale tempo realizzativo. Trovare ad esempio una giusta architettura ove tutti i termini del problema sono adeguatamente realizzati è un lavoro che ha la sua complessità intrinseca che nessuna percentuale a priori può smorzare.
Empiricamente ciò che Einstein afferma non è riscontrabile sempre (anzi mi piacerebbe meglio definire quegli ambiti ove questo è esattamente vero).
Assolutamente qui non si vuole trascurare l'importanza di una analisi adeguata del problema. Anzi ribadisco con forza il concetto: ciò che ordinariamente si trascura è pensare al problema, al modello del problema e alla sua formalizzazione. Il tempo speso per questa attività non è mai tempo perso.
Non sarebbe forse più realistico mantenere le due attività separate (con i relativi tempi/costi adeguati al dominio) e lasciare il loro rapporto un puro dato di reportistica utile certamente ma non per fare stime a priori?
Innanzitutto in termini di costi. E' praticamente impensabile pensare di investire il 95% del tempo e del denaro per definire il problema. Vi sono delle attività ove queste proporzioni sono semplicemente inapplicabili.
Poi credo che vi siano delle soluzioni davvero difficili e che richiedono un proporzionale tempo realizzativo. Trovare ad esempio una giusta architettura ove tutti i termini del problema sono adeguatamente realizzati è un lavoro che ha la sua complessità intrinseca che nessuna percentuale a priori può smorzare.
Empiricamente ciò che Einstein afferma non è riscontrabile sempre (anzi mi piacerebbe meglio definire quegli ambiti ove questo è esattamente vero).
Assolutamente qui non si vuole trascurare l'importanza di una analisi adeguata del problema. Anzi ribadisco con forza il concetto: ciò che ordinariamente si trascura è pensare al problema, al modello del problema e alla sua formalizzazione. Il tempo speso per questa attività non è mai tempo perso.
Non sarebbe forse più realistico mantenere le due attività separate (con i relativi tempi/costi adeguati al dominio) e lasciare il loro rapporto un puro dato di reportistica utile certamente ma non per fare stime a priori?
Labels: Science
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Partendo dal principio che la soluzione di un problema - anche quando non esiste - è qualcosa che è nel problema stesso, è forse corretto pensare che la definizione puntuale dello stesso abbia un peso maggiore (quantificarlo è forse un dato meramente 'statistico' strettamente collegato all'ambito) della indentificazione della soluzione. In altre parole le due attività (salvo intenderci più precisamente sul loro significato) sono correlate ed chiaramente dipendenti tali da poter sicuramente affermare che non esiste soluzione corretta ad un problema non ben definito. Procedendo verso questa direzione potremmo affermare che la soluzione(o le soluzioni o l'assenza di una soluzione) altro non è che la chiarificazione puntuale del problema.
A taluni, in taluni ambiti e casi, è dato raggiungere la soluzione senza proecedere secondo un approccio legato a raggionamenti successivi (principi di causa-effetto iterati)... l'intuizione.
Mi piacerebbe poter continuare questa riflessione... ma scusate il panettone mi aspetta.
A taluni, in taluni ambiti e casi, è dato raggiungere la soluzione senza proecedere secondo un approccio legato a raggionamenti successivi (principi di causa-effetto iterati)... l'intuizione.
Mi piacerebbe poter continuare questa riflessione... ma scusate il panettone mi aspetta.
Stamane ho incrociato un amico fermo in strada: macchina rotta aspettava il meccanico...
Ho avuto per anni un serio problema agli occhi poi è intervenuto un bravo medico che mi sta aiutando...
C'è molta gente che si reca in analisi (ahiloro) e se hanno fortuna l'intervento dello psico-analista si rende proficuo...
Dopo più di trecento anni qualcuno trova una soluzione al Teorema di Fermat...(5% contro 95% !!!)
L'incendio è spento dall'intervento dei pompieri...
I problemi dei nostri clienti sono agli antipodi delle soluzioni che noi bravi informatici riusciamo a costruire...
Vi sono poi problemi che non hanno soluzione.
La soluzione si presenta come una rottura, come intervento esterno al problema e se adeguata riesce addirittura a "illuminare" ulteriormente il problema.
Sia empiricamente che ontologicamente non vi è con-fusione tra problema e soluzione. Non ci riesco ad accettarlo kodokan, è contro la ragione...
Ho avuto per anni un serio problema agli occhi poi è intervenuto un bravo medico che mi sta aiutando...
C'è molta gente che si reca in analisi (ahiloro) e se hanno fortuna l'intervento dello psico-analista si rende proficuo...
Dopo più di trecento anni qualcuno trova una soluzione al Teorema di Fermat...(5% contro 95% !!!)
L'incendio è spento dall'intervento dei pompieri...
I problemi dei nostri clienti sono agli antipodi delle soluzioni che noi bravi informatici riusciamo a costruire...
Vi sono poi problemi che non hanno soluzione.
La soluzione si presenta come una rottura, come intervento esterno al problema e se adeguata riesce addirittura a "illuminare" ulteriormente il problema.
Sia empiricamente che ontologicamente non vi è con-fusione tra problema e soluzione. Non ci riesco ad accettarlo kodokan, è contro la ragione...
sorry, ma neppure per principio riesco a credere che la soluzione del problema è nel probblema stesso. è un bell'aforisma ad effetto, ma non realistico. non sempre, di una questione esiste la soluzione, non sempre individuato e capito il problema si arriva alla soluzione; quasi mai la soluzione è nel problema stesso. una cellula è cancerogena perchè il suo DNA è alterato; la diagnosi l'abbiamo fatta, la soluzione al problema ancora no! un virus causa il raffreddore, ma al raffreddore ancora non siamo riusciti a trovare una cura/soluzione. la causa del problema è certamente correlata al problema stesso, ma la soluzione del problema non sempre c'è e quasi mai è nel problema. in un atto di presunzione mi permetto di fare un appunto ad einstein. secondo me, il nostro genio si trova innanzi ad un problema, ci fatica un sacco e arriva ad una soluzione. a questo punto il problema stesso, in maniera irrimediabile, è illuminato da un'altra luce. assume nuovi toni e nuovi contorni, addirittura sembra meno complicato di prima. soluzione e problema ora sembrano correlatissimi, un tutt'uno. ma in verità non lo erano prima e non lo sono dopo. è la soluzione che ridefinisce il problema, ma il problema è tale perchè non conosce la sua soluzione.
Vi invito a definire i termini 'problema' e 'soluzione', riservandomi poi di fare qualche considerazione alle vostre note.
Kodokan,
ho difficoltà a risponderti. Temo di cadere in una "problematicizzazione"...
Semplicemente credo che problema e soluzione siano due concetti atomici, evidenti e irriducibili.
Non credi?
Però accetto l'invito e prometto di pensarci, perché anch'io amo le definizioni. Nel mentre puoi aiutarmi con qualche spunto.
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ho difficoltà a risponderti. Temo di cadere in una "problematicizzazione"...
Semplicemente credo che problema e soluzione siano due concetti atomici, evidenti e irriducibili.
Non credi?
Però accetto l'invito e prometto di pensarci, perché anch'io amo le definizioni. Nel mentre puoi aiutarmi con qualche spunto.
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