12 November, 2006
Capitalismo
Il capitalismo è innanzitutto una impostazione di rettitudine nei confronti della realtà. La stortura sono le tracotanze dello Stato nell'economia (e non solo).
Il capitalismo in potenza è generatore di benessere. Le alternative (ad oggi...) sono endemicamente generatori di povertà.
Esportare il capitalismo nell'Europa dell'est ad esempio, è un dovere considerando anche l'inferno comunista che hanno patito.
E' questione di liberà (non quella giacobina con la maiuscola) che proprio perché concreta passa necessariamente anche attraverso le forme economiche.
In tutti i settori temo che l'Europa (ah, anche la nostra cara Italia) sia già da tempo imbarcata su una strada fallimentare.
Lascio all'intelligenza di ognuno di voi la verifica di quanto espresso.
Il capitalismo in potenza è generatore di benessere. Le alternative (ad oggi...) sono endemicamente generatori di povertà.
Esportare il capitalismo nell'Europa dell'est ad esempio, è un dovere considerando anche l'inferno comunista che hanno patito.
E' questione di liberà (non quella giacobina con la maiuscola) che proprio perché concreta passa necessariamente anche attraverso le forme economiche.
In tutti i settori temo che l'Europa (ah, anche la nostra cara Italia) sia già da tempo imbarcata su una strada fallimentare.
Lascio all'intelligenza di ognuno di voi la verifica di quanto espresso.
Labels: Economics
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Mi sa che sei un po' tonto.
Il capitalismo retribuisce il capitale piuttosto che il lavoro.
Il capitalismo produce ricchezza a partire dai capitali, non dal lavoro.
Il capitalismo è l'ideologia del capitale.
Il socialismo sovietico è stato (cito Jean Daujat) un super-capitalismo di stato.
La carta moneta circolante non corrisponde alla ricchezza reale prodotta dal lavoro.
E il denaro virtuale (quello che circola solo nei computer delle banche: bonifici, carte di credito, etc) non corrisponde a nulla. Sono pure e semplici scritture contabili.
Elogiare il capitalismo è da anticomunisti ingenui. Un po' come negli anni settanta ci si dichiarava fascisti pur non sapendo nulla del fascismo, se non il fatto che i comunisti lo detestavano.
Il capitalismo retribuisce il capitale piuttosto che il lavoro.
Il capitalismo produce ricchezza a partire dai capitali, non dal lavoro.
Il capitalismo è l'ideologia del capitale.
Il socialismo sovietico è stato (cito Jean Daujat) un super-capitalismo di stato.
La carta moneta circolante non corrisponde alla ricchezza reale prodotta dal lavoro.
E il denaro virtuale (quello che circola solo nei computer delle banche: bonifici, carte di credito, etc) non corrisponde a nulla. Sono pure e semplici scritture contabili.
Elogiare il capitalismo è da anticomunisti ingenui. Un po' come negli anni settanta ci si dichiarava fascisti pur non sapendo nulla del fascismo, se non il fatto che i comunisti lo detestavano.
Il capitalismo è generatore, contributore della ricchezza. Capisco che può volgersi in ideologia, ma di per se è neutro.
Quale alternative?
Tu che non sei tonto (ma solo un po' saccente) puoi mostrarcele?
Come si diventa anticomunisti adulti? Sai, ci tengo.
Quale alternative?
Tu che non sei tonto (ma solo un po' saccente) puoi mostrarcele?
Come si diventa anticomunisti adulti? Sai, ci tengo.
Credevo che conoscessi la lingua italiana. O forse sei solo un po' distratto. Sono costretto a ripetermi, costretto ad essere prolisso, sperando che stavolta tu non voglia qualificare l'interlocutore come "saccente" prima di leggere per bene ciò che ha scritto.
Il capitalismo, per definizione, retribuisce il capitale piuttosto che il lavoro.
Il capitale, capisci? Un concetto astratto. Stiamo parlando del "capitale", non del "lavoro", stiamo parlando del capitale, che per definizione è in funzione di sé stesso. Ricchezza che viene investita per "produrre" altra ricchezza ma senza passare per il lavoro (quello che tu tanto elogi e che illusoriamente associ in modo così netto al capitale).
Sei ingenuo perché confondi il capitalismo con l'economia medievale, dove la ricchezza circolante era esclusivamente in funzione del lavoro e delle materie prime.
Sei ingenuo perché pensi che ci sia una proporzione, un legame, una legge che tenga insieme il capitale (che qui chiamo ricchezza virtuale perché non ha una vera consistenza: sono solo scritture contabili, numeretti nelle banche, al più un po' di cartamoneta, che è uno strumento convenzionale, non ricchezza) e la ricchezza reale (beni, prodotti, servizi: concretezza), come se entrambe (e non solo la seconda) fossero uguali alla somma della ricchezza reale preesistente più il lavoro prodotto in quel momento (e l'energia e le materie prime estratte dall'universo in quel momento).
La tua ingenuità giustifica la rozzezza delle sopracitate definizioni e dei seguenti esempi.
Il capitalismo è fatto di tanti zio Paperone che accumulano soldi nei loro depositi. Movimentando quei soldi (attenzione: soldi, non "materie prime" o "lavoro"! movimentano soldi, movimentano il capitale!) producono altri soldi. Una ricchezza non prodotta dal lavoro. Una ricchezza virtuale che è diventata enorme al punto che ci sono "esposizioni" in misura molto maggiore del PIL del mondo intero.
Nel capitalismo la ricchezza non è più proporzionale al lavoro e al valore intrinseco dei beni. Il tuo adorato capitalismo è fatto anzitutto di ricchezza virtuale.
Sai come funziona una società per azioni? Il padrone di un'azienda non è un uomo concreto, ma "il mercato" (concetto astratto). Cioè, la proprietà dell'azienda è frammentata tra tanti "azionisti" (figure temporanee, e per definizione speculatrici) i quali comprano e vendono esclusivamente per estrarre ricchezza partendo da altra ricchezza, indipendentemente dal valore reale dell'azienda in questione.
Chi ti scrive ha investito una discreta somma in un'azienda di cui era già nell'aria il fallimento. Investito, esatto: non per una qualche fiducia nell'azienda, ma in previsione di veder salire il valore di quelle azioni. Al che, sono state vendute. Pochi mesi dopo l'azienda in questione è fallita.
Quei soldi virtuali che mi sono ritrovato in più in tasca (e che ho potuto convertire in ricchezza reale, beni e servizi), dalle tasche di chi sono usciti? Chi sono quelli che hanno lavorato per arricchire il sottoscritto? Con quale diritto ho estratto dal nulla quella ricchezza in più? Perché mai mi è stato concesso di produrmi ricchezza senza mettere in campo beni e lavoro?
Hai mai sentito parlare del crack delle borse del 1929? Fra le tante cose, passata la tempesta, si scoprì che il "valore di mercato" di tantissime aziende quotate in borsa (ricchezza in termini di mercato azionario), cioè il loro valore virtuale, era decine, centinaia di volte superiore al valore totale reale delle stesse.
Immagina di fondare un'azienda, e che a un certo punto il suo valore totale (con immobili, know-how e tutto il resto) sia di dieci, dodici, quindici milioni di euro. Immagina un'azienda del genere la cui proprietà è venduta al mercato e dopo un po' ne circolano cento milioni di "azioni" da un euro l'una.
Capisci? Il capitalismo – retribuire il capitale anziché il lavoro – crea continuamente ricchezza virtuale (molto più di quella realmente producibile ed estraibile dall'universo) la quale, prima o poi, assorbe ("converte") tutta la ricchezza reale (e poi, cosa resta? solo altra ricchezza virtuale). Seguendo l'esempio di poco fa, il primo che vende qualche decina di milioni di azioni da un euro, ha già intascato molto più del valore totale della tua azienda. E il resto delle azioni circolanti? Lo capisci che è un furto sistematico? Lo capisci che è una ricchezza basata sul nulla, sulla menzognera assunzione che la ricchezza virtuale corrisponda a quella reale? (hai presente quei giochi "piramidali" a vendita di biglietti?)
Non esiste ricchezza virtuale senza corrispettivo di ricchezza reale. Ed invece il capitalismo retribuisce la ricchezza virtuale: pertanto è un generatore di benessere virtuale, ai danni di chi produce quello reale. Cioè è una forma di schiavismo fondata sulla contabilità anziché sulla violenza (e pertanto destinata a durare di più).
Dici che il capitalismo sarebbe "rettitudine di fronte alla realtà". In realtà il capitalismo si fonda sulla distorsione della realtà (non ha "rettitudine" un sistema economico nel quale sono sullo stesso piano la ricchezza virtuale e quella reale). Quelle che tu chiami "tracotanze dello Stato nell'economia" sono solo una delle tante perversioni interne a questo sistema (l'URSS, che qualcuno considererebbe opposizione totale al capitalismo, ha il primato di tali "tracotanze").
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Il capitalismo, per definizione, retribuisce il capitale piuttosto che il lavoro.
Il capitale, capisci? Un concetto astratto. Stiamo parlando del "capitale", non del "lavoro", stiamo parlando del capitale, che per definizione è in funzione di sé stesso. Ricchezza che viene investita per "produrre" altra ricchezza ma senza passare per il lavoro (quello che tu tanto elogi e che illusoriamente associ in modo così netto al capitale).
Sei ingenuo perché confondi il capitalismo con l'economia medievale, dove la ricchezza circolante era esclusivamente in funzione del lavoro e delle materie prime.
Sei ingenuo perché pensi che ci sia una proporzione, un legame, una legge che tenga insieme il capitale (che qui chiamo ricchezza virtuale perché non ha una vera consistenza: sono solo scritture contabili, numeretti nelle banche, al più un po' di cartamoneta, che è uno strumento convenzionale, non ricchezza) e la ricchezza reale (beni, prodotti, servizi: concretezza), come se entrambe (e non solo la seconda) fossero uguali alla somma della ricchezza reale preesistente più il lavoro prodotto in quel momento (e l'energia e le materie prime estratte dall'universo in quel momento).
La tua ingenuità giustifica la rozzezza delle sopracitate definizioni e dei seguenti esempi.
Il capitalismo è fatto di tanti zio Paperone che accumulano soldi nei loro depositi. Movimentando quei soldi (attenzione: soldi, non "materie prime" o "lavoro"! movimentano soldi, movimentano il capitale!) producono altri soldi. Una ricchezza non prodotta dal lavoro. Una ricchezza virtuale che è diventata enorme al punto che ci sono "esposizioni" in misura molto maggiore del PIL del mondo intero.
Nel capitalismo la ricchezza non è più proporzionale al lavoro e al valore intrinseco dei beni. Il tuo adorato capitalismo è fatto anzitutto di ricchezza virtuale.
Sai come funziona una società per azioni? Il padrone di un'azienda non è un uomo concreto, ma "il mercato" (concetto astratto). Cioè, la proprietà dell'azienda è frammentata tra tanti "azionisti" (figure temporanee, e per definizione speculatrici) i quali comprano e vendono esclusivamente per estrarre ricchezza partendo da altra ricchezza, indipendentemente dal valore reale dell'azienda in questione.
Chi ti scrive ha investito una discreta somma in un'azienda di cui era già nell'aria il fallimento. Investito, esatto: non per una qualche fiducia nell'azienda, ma in previsione di veder salire il valore di quelle azioni. Al che, sono state vendute. Pochi mesi dopo l'azienda in questione è fallita.
Quei soldi virtuali che mi sono ritrovato in più in tasca (e che ho potuto convertire in ricchezza reale, beni e servizi), dalle tasche di chi sono usciti? Chi sono quelli che hanno lavorato per arricchire il sottoscritto? Con quale diritto ho estratto dal nulla quella ricchezza in più? Perché mai mi è stato concesso di produrmi ricchezza senza mettere in campo beni e lavoro?
Hai mai sentito parlare del crack delle borse del 1929? Fra le tante cose, passata la tempesta, si scoprì che il "valore di mercato" di tantissime aziende quotate in borsa (ricchezza in termini di mercato azionario), cioè il loro valore virtuale, era decine, centinaia di volte superiore al valore totale reale delle stesse.
Immagina di fondare un'azienda, e che a un certo punto il suo valore totale (con immobili, know-how e tutto il resto) sia di dieci, dodici, quindici milioni di euro. Immagina un'azienda del genere la cui proprietà è venduta al mercato e dopo un po' ne circolano cento milioni di "azioni" da un euro l'una.
Capisci? Il capitalismo – retribuire il capitale anziché il lavoro – crea continuamente ricchezza virtuale (molto più di quella realmente producibile ed estraibile dall'universo) la quale, prima o poi, assorbe ("converte") tutta la ricchezza reale (e poi, cosa resta? solo altra ricchezza virtuale). Seguendo l'esempio di poco fa, il primo che vende qualche decina di milioni di azioni da un euro, ha già intascato molto più del valore totale della tua azienda. E il resto delle azioni circolanti? Lo capisci che è un furto sistematico? Lo capisci che è una ricchezza basata sul nulla, sulla menzognera assunzione che la ricchezza virtuale corrisponda a quella reale? (hai presente quei giochi "piramidali" a vendita di biglietti?)
Non esiste ricchezza virtuale senza corrispettivo di ricchezza reale. Ed invece il capitalismo retribuisce la ricchezza virtuale: pertanto è un generatore di benessere virtuale, ai danni di chi produce quello reale. Cioè è una forma di schiavismo fondata sulla contabilità anziché sulla violenza (e pertanto destinata a durare di più).
Dici che il capitalismo sarebbe "rettitudine di fronte alla realtà". In realtà il capitalismo si fonda sulla distorsione della realtà (non ha "rettitudine" un sistema economico nel quale sono sullo stesso piano la ricchezza virtuale e quella reale). Quelle che tu chiami "tracotanze dello Stato nell'economia" sono solo una delle tante perversioni interne a questo sistema (l'URSS, che qualcuno considererebbe opposizione totale al capitalismo, ha il primato di tali "tracotanze").
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