18 June, 2006

Lavoro

Perché Mens et Opera?
Rispondo volentieri, andando alla radice e senza astrazioni affinché poi qualcuno possa autonomamente cogliere il passaggio al proprio lavoro.

Innanzitutto: il lavoro è costrutto intellettuale, implica la libera e non faticosa iniziativa del lavoro del pensiero: atto cioè attivo a mobilitare, propiziare altri al proprio beneficio (domanda).
E il pensiero è lavoro senza fatica.

Il lavoro è legge fisica, è moto cioè investimento, è l'impresa della soddisfazione che mette in moto un altro a favore del soggetto operante - divisione del lavoro. Questo genera domande a titolo pieno (ma non ci sono domande che non siano anche offerte). Il lavoro non-lavoro è l’obiezione di principio alla produzione del proprio bene per mezzo della soddisfazione data a un altro. Si chiama invidia.

Il lavoro libero (quello testé definito) ammette riposo non come dopolavoro, ma come già interno al lavoro stesso.

Da qui quel mens et opera (o viceversa).
***La forma con cui ho espresso qui il mio pensiero è un debito al lavoro prodotto da G.B. Contri

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Comments:
Ho trovato uno stralcio di G.B. Contri <<...non si lavora solo per bisogno (compenso) o per dovere (kantiano, o semplicemente per "la baracca" politica, ecclesiastica...), ma per il profitto che è una dimensione dello spirito completamente diversa...>>.
Credo di aver capito.
Ciao cb
 
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