La sfida dei grandi numeri
L'esperienza dimostra che lanciando più volte una moneta, lo scarto tra "testa" e "croce" tende a ridursi, tanto che aumentando il numero di prove, l'equilibrio, la parità, la tendenza verso una armonia diventa sempre più evidente. Serie bizzarre tendono a normalizzarsi con il numero di lanci.
Anche quel particolare gioco che è la determinazione del sesso (in cui ogni incontro tra un ovulo e uno spermatozoo è indipendente da ogni altro. L'utero non ha memoria) segue la stessa legge: in ogni secolo, presso tutti i popoli, la popolazione è equamente divisa tra maschi e femmine. Nulla impedirebbe una distribuzione squilibrata con, ad esempio, un 20% contro un 80%.
Sembra che la roulette della vita segua le leggi della roulette delle case da gioco: compensazione, equilibrio, armonia. Un caso? Il caso si comporterebbe in modo contrario, con serie capricciose, dando risultati imprevedibili.
Che spiegazione date?
Labels: Science

10 Comments:
Non a caso (?!) la casualita' in natura e' molto spesso utile. ;-)
Che questo sia dovuto ad un disegno intelligente? Secondo i modelli ficcati nelle nostre menti, invece, la casualita' e determinata da molteplici eventi non correlati, e non da un unico 'pilota'.
Da un altro punto di vista, se offri una bistecca ad un leone affamato, molto probabilmente la mangera'. Forse non per caso, ma per le leggi della natura, oppure se vuoi usare qualche modello umano, per le leggi della fisiologia, della biologia, della chimica o della fisica.
Persino le serie capricciose sono obbedienti a queste leggi. No? Ma questo forse non e' un caso.
Scusate le sparse brainwaves, passavo di qui per caso...
Sono lieto che ogni tanto passi sul mio blog ;-)
Purtroppo non ho ben capito il tuo punto di vista. Il caso è una definizione "scientifica" o un dato di natura?
Mi interessa meglio capire cosa pensi della legge dei grandi numeri, che per me è sempre stato un mistero. Voglio dire, perché esiste? perché in quel modo? perché funziona? é un caso iscritto per legge nella natura?
Michele,
la questione che poni, ed il modo in cui la poni, mi sembra un ozioso sfogo sentimentale da rivista per ragazzine.
Lo scarto testa/croce che si riduce con il numero di lanci è solo una diversa apparenza del caos.
La legge dei grandi numeri è il risultato della limitatezza del nostro cervello, e cioè del nostro modo di definire "ordine" una famiglia di pattern che possiamo riassumere in una definizione, e "disordine" tutto il resto.
"...ozioso sfogo sentimentale da rivista per ragazzine" molto divertente! (ci conosciamo?)
Peccato che dare del "sentimentale" a chi si pone questi quesiti ti metta in difficoltà. Ne cito solo uno: B. Pascal.
Per entrare nel merito, mi pare di capire (scusami ma devo preoccuparmi di sintetizzare più che ri-esprimere ciò che penso) che per te tutto è caos, e ogni tentativo di definire l'ordine e/o il disordine sia solo un esercizio intellettuale e non un dato di realtà da prendere seriamente in considerazione.
***Il link al sito (anche in caso di provocazione) spero che sia uno scherzo. I nostalgici del fascismo mi fanno quasi tanta pena quanto gli attivisti catto-comunisti.
Non ho potuto fare a meno di leggere ed apprezzare il primo intervento provocatorio di Michele.
Sull’intervento di Giosuè, quanto meno si possa dire è che sono rimasto basito! senza parole! interdetto!
Quello che necessita di un chiarimento è certamente DVX, un altro tra i tanti nichilisti che è sempre più ordinario trovare sulla piazza.
Dietro il suo incipit sprezzante ed aggressivo si nasconde uno che, contrariamente a quanto afferma, a queste domande ha già provato a dare risposta, ha perso tempo nel leggere il blog di Michele, ha buttato altro tempo per formulare una risposta che sembra nell’apparenza erudita e colta, ma che si manifesta in tutta la sua superficialità ed incoerenza dopo circa trenta secondi (ho voluto esagerare in eccesso) di semplice ragionamento.
Povero DVX, forse dovrebbe smettere di leggere giornalini per ragazzine. Ma arrivo al dunque.
Il caos, inteso come disordine intrinseco all’universo, come tendenza del tutto a degenerare verso il nulla, come incoerenza ultima e sostanziale della realtà in cui viviamo e di cui facciamo parte, semplicemente NON ESISTE!
La realtà è armonia, tendenza all’ordine, realizzazione di un fine.
Innanzi a tanta perfezione, l’uomo nella sua limitatezza, non può che prenderne atto. Fermo lì a guardare, e parte della stessa realtà su cui indaga, l’uomo, scienziato, filosofo o semplice spettatore che sia, non può che sforzarsi di capirla, e grande meraviglia, quando fa i passi giusti, quando utilizza lo strumento appropriato ed adatto all’uopo, la capisce e la comprende.
Ma se vogliamo osservare la cosa da un altro livello, possiamo pensare al secondo principio della termodinamica. Questo principio, che serve a spiegare come funziona l’universo, afferma che il grado di disordine in un sistema chiuso, non può che aumentare. Eccoci arrivati al punto che fa auto gratificare tutti i fautori dell’esistenza del caos. Peccato che nella realtà le cose non vanno proprio così e questo haimè contro ogni apodittica affermazione di evoluzionisti e darwinisti vari.
Ammesso e non concesso che in un tempo zero si sia verificato un big bang, da quel momento in poi che cosa fa l’universo? Degenera sempre più verso un caos sempre più disordinato ed un livello di entropia maggiore? No! NO! NO!! Tutto per magia si organizza, si ordina e nasce la vita, sfida perpetua al secondo principio della termodinamica. Ed è appunto per conservare la vita che non avremo mai un periodo storico fatto da soli maschi o da sole femmine (tertiur non datur) come ci si apsetterebbe in un universo caotico, confusionario, disordinato e stupido!
Uno scienziato non credente, ateo, premio Nobel nel 1966, Alfred Kastler (1902-1984), mi pare che ponga una interessante e semplice confutazione del caso: "Supponiamo che nel corso di uno dei prossimi voli lunari venga esplorata la faccia sconosciuta della Luna, quella che ci è opposta e che non vediamo mai, ma che gli astronauti possono raggiungere. Fino ad oggi, essi sono sempre atterrati sulla parte visibile dalla Terra perché le comunicazioni via radio rimangono possibili, mentre non lo sono più quando ci si trova sull'altra faccia". E prosegue: "Supponiamo che essi abbiano la sorpresa di scoprire una fabbrica automatica che produce alluminio: esistono attualmente sulla terra fabbriche completamente automatiche. Essi vedrebbero da un lato delle pale che scavano il suolo e raccolgono l'allumina; dall'altro le barre di alluminio che ne escono. Essi vi troverebbero apparecchiature tipiche della fisica, processi di elettrolisi, poiché l'alluminio viene prodotto mediante elettrolisi di una soluzione di allumina nella criolina. In altre parole, dopo aver esaminato questa fabbrica, essi constaterebbero solo il verificarsi di normali fenomeni fisici perfettamente spiegabili con le leggi della causalità. Essi ne dovrebbero concludere che il caso ha creato tale fabbrica, oppure che degli esseri intelligenti sono discesi sulla Luna prima di essi e l'hanno costruita?". E' irragionevole pensare che la fabbrica non si sia costruita per caso?
Concludeva Kastler:"Ebbene in un essere vivente troviamo un sistema infinitamente più complesso di una fabbrica automatica. Voler ammettere che il caso ha creato tale essere mi sembra assurdo. Se esiste un programma, non posso ammettere programma senza programmatore: del quale però non voglio costruirmi un'immagine".
Non voglio qui sostenere una apologetica che si sveni per affermare l'esistenza di Dio. Interessa ragionare, far ben oleare il sale nella zucca senza pregiudizi e conformismi.
La legge dei grandi numeri si basa sul concetto di probabilità e di dipendenza/indipendenza
tra fenomeni aleatori. Più precisamente l'enunciazione della legge richiede di avere gia' definito il concetto di probabilità, perchè senza probabilità non si definisce l'indipendenza.
Ma chi ha definito queste basi? Sicuramente l'uomo.
E come evolve il pensiero umano? Sicuramente secondo "logica"... e non c'è cosa piu' "ordinata" della logica, per quanto bizzarra essa possa apparire....
E allora come si definiscono i concetti di caos e ordine?
A mio avviso tutto nell'Universo ha un ordine, e siamo per natura portati a ricondurre al concetto di caos tutto cio' che ci appare astratto o comunque scientificamente intangibile....
La teoria del caos è nata quando la scienza classica non aveva più mezzi per spiegare
gli aspetti irregolari e incostanti della natura.
Ma è assolutamente lecito pensare che anche il caos possa essere paradossalmente "ordinato",
ovvero rispetti una "logica" inconvenzionale....
Il fatto stesso che al caos sia stata associata una "teoria" testimonia la naturale tendenza dell'uomo
ad "ordinare" gli eventi, ad associare la logica alla loro evoluzione ....
Difatti è scentificamente provato che i fenomeni caotici sono sistemi dinamici sempre prevedibili a breve termine,
riconducibili a sistemi "instabilmente equilibrati".
Il caos è caratterizzato da un ordine con una logica "stocastica ed inestricabile", dove le regole dell'antica idea greca di armonia non sono più riscontrabili.
La teoria del caos quindi accomuna, semplicemente, la naturale tendenza a dare una spiegazione alle cose.....
Sant'Agostino affermava che è umanamente
(e sottolineo "umanamente") travasare l'oceano in un secchio...!!
Rileggendo i vs commenti, faccio una considerazione che tende di rispondere al quesito iniziale ("perché sui grandi numeri gli eventi tendono ad armonizzarsi").
Credo che si tratti di un dato precedente a considerazione di carattere scientifico. Non so se riesco a spiegarmi, la scienza per andare avanti deve necessariamente far proprio un assunto e cioè che la realtà è esterna, oggettiva, precede ogni elaborazione di pensiero ed è conoscibile (come argutamente osservava Einstein).
Per il caso in questione credo che la strada più semplice sia quella di ammettere una razionalità di fondo della natura, una ragionevolezza e un senso che soggiace alla realtà. Perché fa paura ammettere tutto questo?
Altro discorso è chiedersi il perché, ovvero far rientrare dalla porta la metafisica sbattuta indebitamente fuori dalla finestra.
Ma non voglio affrontare questo, voglio ancora una volta affermare - con forza - il primato della realtà.
Infine non dico che il caso non esiste, dico semplicemente che questo è sempre "parassitario" rispetto ad una finalità. Però questo provo a spiegarlo meglio nel prossimo post.
michele arpaia said:
> Purtroppo non ho ben capito il tuo punto di vista.
Michele, probabilmente con il mio post precedente dal tono scanzonato ho fallito nel mio intento: provocare su un punto secondo me importante.
Sono d'accordo con molte delle cose dette da dom, e quindi cerchero' di non ripeterle.
Vi propongo alcuni spunti sforzandomi di discernere l'aspetto scientifico della legge dei grandi numeri da altri aspetti di natura diversa. Spero cosi' di contribuire costruttivamente al post.
La legge dei grandi numeri, senz'altro affascinante, e' un tentativo umano di descrivere (e prevedere) la realta'.
In particolare questa legge modella eventi della realta' che sarebbe proibitivamente complesso spiegare con i modelli di cui facciamo uso in altri casi (nel caso della moneta, la meccanica/cinematica).
Attribuiamo "al caso" qualcosa che non riusciamo a prevedere. E non riusciamo a farlo perche' non abbiamo conoscenze sufficienti.
Se conoscessimo tutta la meccanica del lancio della moneta, ogni lancio sarebbe prevedibile con buona approssimazione, facendo buon uso dei nostri modelli. L'articolazione del pollice funziona in modo "instabile", e questo si ripercuote nell'equilibrio sui grandi numeri tra le frequenze di "testa" e "croce".
Adesso cerco di uscire da cio' che e' ovvio.
La "roulette della vita" e' estremamente complessa rispetto i nostri modelli, artificiali e semplicistici.
Se siamo armonia o caos non lo so.
So soltanto che di fronte alla realta' resto basito e senza parole. Sono puramente affascinato dalla percezione della realta', dalla natura delle cose, dalla umanita' ed anche da cio' che la scienza prova a raccontarci.
Al di la' della barriera del *come* si puo' arrivare con la conoscenza, o quantomeno ci possiamo provare.
Tutto cio' che sta al di la' del *perche'*, non puo' essere altro che dogmatico.
Ho difficolta' di comprensione se misceliamo questi due aspetti senza la dovuta accortenza e rispetto.
Se la sensazione provocata dal fascino della legge dei grandi numeri e' di ispirazione per ammirare la straordinarieta' della vita e della nostra esistenza, ok, ragioniamone pure. Ma non si tratta piu' di probabilita', e non si possono argomentare presunte certezze, ma al piu' raccontare sensazioni, testimoniare beatitudini di credenze dogmatiche, o condividere inquietudini. Qualcuno si sentira' meno solo, qualcun'altro intelligente e soddisfatto.
Giosi il quesito posto era tutto tesa a capire il *perché* ma circoscritto all'ambito scientifico senza scomodare credenze, religione o altro. Nel post di oggi ho ribadito che non voglio accostare la scienza alla metafisica (che a mio avviso sono accostabili e anzi uno nutrimento dell'altro), voglio volare basso e capire come ben dici la natura, la bellezza, la straordinarietà della nostra esistenza.
Cerco di avere una visione unitaria delle cose proprio perché sono convinto che la natura abbia una intrinseca logicità.
Le cose che hai scritto hanno contribuito ad alzare il - già alto - livello dei commenti.
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