19 October, 2005
Il paradigma ad oggetti
Rileggo volentieri l'intervista che Alexander A. Stepanov rilasciò a Computer Programming nel 1997 (e scaricabile da qui).
Non entrerò nello specifico delle accuse mosse alla programmazione ad oggetti (critiche rispendite con mestiere al mittente da Carlo Pescio sempre su Computer Programming), voglio solo segnalarvi un sito (OOP criticism) che in ogni caso può aiutare a riflettere soprattutto coloro che ideologicamente abbracciano un paradigma fino a diventarne kamikaze...il sito in ogni caso pare lo sfogatoio di qualcuno "che si e' scottato con l'OOP e ha dedotto che deve essere l'OOP ad essere sbagliata".
Uno dei miti dell'OO (ma fortunatamente sento sempre più gente demitizzata) è che la programmazione ad oggetti (in senso generale) sia la più semplice a modellare la realtà.
Un debunk del mito deve necessariamente partire da un assioma: gli oggetti dell'OO non "sono là, pronti per essere presi"(Bertrand Meyer). Gli oggetti della OOP raramente sono dedotti in maniera automatica osservando il dominio in esame, piuttosto ne rappresentano un modello (alla pari del metodo scientifico che elabora modelli sulla base dell'osservazione) ed è la bontà di questo modello che misura la qualità del paradigma.
In generale credo che difficilmente una mente umana sia naturalmente incline all'OOP, tanto che mi trovo su tutt'altre posizioni con chi ritiene che "imparare da zero l'OOP sia senz'altro preferibile".
La verità, dal mio piccolo punto di vista, è che l'OOP sia maledettamente difficile anche se la si presenta spesso (complice molta letteratura...) come il modo più naturale di progettare sistemi software.
E' uno strumento formidabile e molto profondo, e non si arriva a dominarlo in un giro di pochi anni.
Non entrerò nello specifico delle accuse mosse alla programmazione ad oggetti (critiche rispendite con mestiere al mittente da Carlo Pescio sempre su Computer Programming), voglio solo segnalarvi un sito (OOP criticism) che in ogni caso può aiutare a riflettere soprattutto coloro che ideologicamente abbracciano un paradigma fino a diventarne kamikaze...il sito in ogni caso pare lo sfogatoio di qualcuno "che si e' scottato con l'OOP e ha dedotto che deve essere l'OOP ad essere sbagliata".
Uno dei miti dell'OO (ma fortunatamente sento sempre più gente demitizzata) è che la programmazione ad oggetti (in senso generale) sia la più semplice a modellare la realtà.
Un debunk del mito deve necessariamente partire da un assioma: gli oggetti dell'OO non "sono là, pronti per essere presi"(Bertrand Meyer). Gli oggetti della OOP raramente sono dedotti in maniera automatica osservando il dominio in esame, piuttosto ne rappresentano un modello (alla pari del metodo scientifico che elabora modelli sulla base dell'osservazione) ed è la bontà di questo modello che misura la qualità del paradigma.
In generale credo che difficilmente una mente umana sia naturalmente incline all'OOP, tanto che mi trovo su tutt'altre posizioni con chi ritiene che "imparare da zero l'OOP sia senz'altro preferibile".
La verità, dal mio piccolo punto di vista, è che l'OOP sia maledettamente difficile anche se la si presenta spesso (complice molta letteratura...) come il modo più naturale di progettare sistemi software.
E' uno strumento formidabile e molto profondo, e non si arriva a dominarlo in un giro di pochi anni.
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Comments:
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Confermo la mia idea: Object Orientation è una (e non la) impalcatura mentale per affrontare in maniera razionale la progettazione del software.
La vera alternativa è approfondire l'OO per bene e provare a calarlo nel ns day by day (Manager e Client permettendo).
Se c'è interesse tra i vari "blognauti" potremmo provare a buttare giù una road-map utile a chi volesse seriamente avere la possibilità di approfondire le proprie conoscenze e capacità (senza garanzia del risultato. Alla fine è solo una road map, cioè una condizione necessaria...)
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La vera alternativa è approfondire l'OO per bene e provare a calarlo nel ns day by day (Manager e Client permettendo).
Se c'è interesse tra i vari "blognauti" potremmo provare a buttare giù una road-map utile a chi volesse seriamente avere la possibilità di approfondire le proprie conoscenze e capacità (senza garanzia del risultato. Alla fine è solo una road map, cioè una condizione necessaria...)
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