07 October, 2005

Certificazione professionale

Ho seriamente iniziato a studiare per l’esame di certificazione Java Architect. Questo mi ha dato modo di approfondire il tema delle certificazioni e a quanti mi pongono la fatidica domanda “ma serve realmente”? o meglio “a chi serve”?, provo a fissare alcuni punti da cui poi far scaturire delle possibili risposte.
Punto primo, il valore soggettivo. Quanto realmente vale per il singolo una certificazione? Trascurando tutto ciò che ordinariamente si ritiene e/o si afferma sull’argomento, il valore della certificazione dipende soprattutto dalla persona che se ne impadronisce. Sto proprio affermando che le certificazioni (quelle buone, naturalmente) non sono assolute, non innescano nessun automatismo. Personalmente è un’occasione di approfondimento e di riflessione (che poi va oltre l’esame...) su argomenti già sotto il mio dominio. In fondo, certificazione viene da certificare ovvero dichiarare, attestare.
Punto secondo, il valore di mercato. Ammettiamo che si sia ottenuto una buona certificazione e con un reale miglioramento delle proprie conoscenze/capacità. Ci attende una brillante carriera? Companies, managers, headhunters tutti lì proni a spalancarci le loro tasche, i loro interessi, i loro progetti? La realtà è che la regola che guida il nostro lavoro è la competenza e non limitata a quella tecnologica (scopo ideale della certificazione). Come dire, le certificazioni sono solo un potenziale elemento di valore aggiuntivo e solo in determinate circostanze, meglio poter aver sul curriculum referenze ad aziende prestigiose e conosciute.
Ad ogni modo, personalmente durante i momenti di recruiting mi sforzo di misurare l’effettivo valore della persona intervistata (il come questo avvenga è argomento tosto assai...) e non solo i percorsi che l’hanno portato fin lì. So che molti altri la pensano ed operano diversamente, ma tant’è.
Punto terzo, la qualità della certificazione. Un abbaglio grande quanto una casa: constato con dispiacere che molte certificazioni sono letteralmente inutili ed onerose* (più il tempo speso che...). Inutili per qualcuno e utili per altri: il capo che necessita di una percentuale di persone certificate (magari col bollino dietro la nuca...), l’azienda erogatrice che a fine anno deve proiettare l’agognata slide sulla crescita della popolazione certificata su XYZ, l’accesso alle gare, ecc.

Si, è un discorso da riprendere.
*Proverò a dare dei criteri di discernimento nei prossimi interventi sull'argomento

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